È tempo di Nobel. Arriva ogni anno, come un appuntamento fisso per uno dei premi più importanti del mondo. Ma è anche motivo sempre di qualche dispiacere, e quest’anno pare che l’Italia si senta tradita. Eppure, non facciamo molto per ricordare chi, anche in Italia, quel premio Nobel lo ha vinto.
Mi riferisco in questo caso, a Grazia Deledda, prima (e unica) scrittrice italiana ad aver ottenuto l’ambito premio nel 1926. Si lo so, forse sono di parte, da nuorese, ma ritengo che la sua scrittura sia stata sempre poco compresa nel tempo, relegata spesso fuori dalle antologie non solo scolastiche. Io stesso, pur vivendo e studiando a Nuoro, dovetti arrendermi all’evidenza della mia più totale ignoranza relativamente alla mia concittadina più illustre, quando, durante una gita scolastica in Turchia, mi chiesero cosa ne pensassi di Canne al Vento. Al di là di mera attrazione turistica, Grazia Deledda è riuscita in particolar modo a far uscire la Sardegna dai suoi confini isolani, facendole attraversare il mare, e rendendola “nota” anche nelle sue pieghe più intime al mondo intero.
Il premio le fu consegnato
for her idealistically inspired writings which with plastic clarity picture the life on her native island and with depth and sympathy deal with human problems in general1
E si, ed è proprio l’analisi che Grazia Deledda fa dei problemi umani, che travalica le coste dell’isola e la consacra sulla scena internazionale. Eppure, in Italia, la stiamo dimenticando. Per cui mi ha risollevato un po’ il morale ritrovare in rete alcuni articoli, anche recenti su di lei, segno che una fiamma, seppur piccola, è ancora accesa. Traggo una citazione da linutile in un articolo giustamente intitolato “Perché un premio Nobel non può essere dimenticato“.2
E’ passato molto tempo da quel Nobel, ma la sua opera appare più che mai attuale, i suoi romanzi, che per la accurata regia dei drammi psicologici possono essere considerati tra i più grandi del patrimonio letterario italiano, vengono purtroppo sistematicamente dimenticati. Si tratta di un grave caso di ignoranza letteraria. In una libreria di una grande città, mi sono imbattuta in una commessa che mi ha detto: “Grazia Deledda? Non la conosco, chi è?”
Ma non è l’unico, come è possibile vedere anche da questo bell’articolo su Canne al Vento, il romanzo, per me, capolavoro della Deledda:
“Siamo proprio come canne al vento. Siamo canne, e la sorte è il vento”.
E’ la frase che Esther pronuncia durante il dialogo con Efix e che rappresenta il significato vero e profondo del libro: la Deledda racconta una storia che è un insieme di tradizioni e di umanità in cui uomini e donne sono portati via dal vento, dalla sorte.
Insomma, una grande scrittrice da apprezzare e rivalutare. Per tutti.
Rimando ai siti che molto meglio di me possono parlare della scrittrice, solo per fare una piccola citazione, che mi pare importante. Si tratta di una citazione da “Cosima”, il romanzo incompiuto in cui la Deledda racconta di sè e della sua vita, e che trovate nella pagina seguente.

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- Per chi volesse c’è uno splendido articolo su Grazia Deledda direttamente sul sito della Fondazione Nobel, che descrive anche alcuni particolari interessanti circa l’assegnazione del premio [↩]
- E invito quanti vorranno a leggere completamente l’articolo, anche vista la quantità di commenti interessanti [↩]
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